15 - Giannozzo Manetti a Vespasiano. Napoli, 31 maggio 1457
Messer Giannozo Manetti a Vespasiano salute.
Honorevole come fratello et cetera. Quanto più considero le laudabili conditioni della mia charissima donna, tanto più mi duole averla perduta; et quanto maggiore affectione le portavo, tanto più cocente m'è la doglia della perdita; et quanto maggior danno ne riceve la mia famiglia, tanto più mi tormenta il cognoscere d'averla perduta. Et nientedimeno, perché questi casi sono naturali et non hanno altro rimedio che il sopportargli con patientia, m'ingegnerò di recarmi sotto questo giogho. Benché molto difficil sia chosì ne' principij, pure mi sforzerò di farlo, perché cognoscho che gli è gran vantaggio da farlo per tempo ad indugiarsi. Et una cosa è quella che, oltra l'altre, grandemente mi conforta: et questa è l'esser morta con optimo conoscimento et con virile animo infino al passare: che è gratia in que' casi da riconoscerla solo da Dio. Et il pigliarne presto partito farò, sì perché altro rimedio non c'è, sì etiandio per confortare per lo exemplo mio la brighata rimasa, et anchora invitato da' dolci et amichevoli conforti che per la tua de dì 21 mi dai, de' quali quanto più posso ti ringratio.
Et prieghoti che attenda un poco a confortare Agnolo, quando lo vedi. Et racchomandoti strettamente il mio Giovannino. Et a Pandolfo mi scuserai del non fare risposta alla sua, perché mi truovo in brighe et in occhupationi assai. Che attenda come gli pare alla emendatione di quella oratione funebre in quelle parti dove gli pare che n'abbi bisogno, ché alla sua discretione la rimetto. A' piacer tuoi. Che Christo di male ti guardi.
In Napoli, adì 31 di maggio 1457.