11 - Giannozzo Manetti a Vespasiano. Roma, 23 novembre 1454

Messer Giannozo Manetti a Vespasiano salute.

Alla tua de dì 15 di questo acchade brieve risposta. Et alla parte che di' esser passato uno mese che tu non hai avuto mie lettere, mi maraviglio assai, perché te n'ho scripte parecchie: d'una so che è suto facto cattivo servigio. Ti mandai sotto quella d'Agnolo, ti mandai per uno chavallaro degli ambasciadori che ha nome il Ciechiajo. Et benché, quando gli ambasciadori c'erano, mettessi tempo assai nel far loro continuamente compagnia, non è però che lla sera non me n'avanzasse tanto ch'io potevo sopplire alle lettere degli amici. Et pur quando e' mi manchasse, non resterebbe ch'io non facessi sempre risposta alle tue, perché invero non solo che non mi rincrescha lo scriverti, ma io ne piglio singulare piacere et conforto.

Et accepto l'offerta mi fai de' libri chiestiti della Bibbia et De Vita Patrum. Fallo, che te ne priegho, et faràmene piacere assai.

Ma el non far mentione dell'Avicenna non mi pare buon segno in medicina. Ingegnati ch'io l'abbia in ogni modo, che n'ho nicistà. Et chosì se t'achadesse un Paolo Orosio et la Geometria di Euclide. Et io provederò che tu harai le Vite Mie che sono 5 in uno volume, il quale pochi dì fa riebbi da Monsignore di Fermo. Se di costà non le potrai havere, che ne scriverrò a Agnolo, et alla risposta di questa te le manderò, se da Agnolo non l'arai.

Et perché infra l'altre lettere ch'io t'ho scripto, che tu di' non havere avute, ve n'era una che conteneva due parti, te le riplicherò per questa. La prima, del mezo ducato de' cartolai: et conchiudevo che gli era da mettere a uscita, per la risposta m'avea facto Francesco, l'effecto della quale era che di molti libri che t'avevano venduti et non haveva mai guadagnato nulla teco; et che a due bolognini per ducato, come si dà qua, resterebbono havere da te di grosso.

Dissigli mio parere, et poco giovò. Ma lo n'ho di poi parlato con Giovanni et con lui insieme, et mostro loro che ti fanno torto et fanno contra loro. Credo ritrarne anchora un mezo ducato, in caso che ne rischuotino uno che dicono che restano avere. Userocci diligenza et aviserottene. Et perché io ti scripsi per Tomaso che da cotesti miei haresti i ducati 5 et mezo del libro non ho paghato, e tre a messer Dieciaiuti, come scrivesti, credendo che gli avessi nelle mani, vuolsi provedere che gli riabbia.

L'altra: che l'amico parente del compare nostro non farebbe nulla, benché l'opinione comune fusse in contrario, perché chosì haveva scripto dopo la tracta sua al predecto compare, et il compare n'aveva conferito meco. Siché datti di ciò buona voglia, che vedrai con effecto seguire quanto ti dissi et dico.

A' piaceri tuoi. Che Christo di mal ti guardi.

Non dimenticare i libri et l'Avicenna, et rispondimene qualche cosa.

Et se me ne puoi mandare niuno per Tomaso, che partirà di chostà a pochi dì di dicembre, fallo, che gli attendo con disiderio.

In Roma, adì 23 di novembre 1454.

Lettera 11

La lettera è scritta da Roma, ove Giannozzo s'era stabilito, dal 1452, in qualità di segretario apostolico per Niccolò V.

Giannozzo Manetti

Per il Manetti cfr. lettera 6.

"Agnolo"

Agnolo Manetti, secondogenito dell'umanista, uomo politico. Anche di lui Vespasiano tracciò un profilo nelle Vite (p. 838 [II, 353]). Fu anche corrispondente di Vespasiano (cfr. lettera 44 e lettera 45).

"Bibbia"

Forse Vat. Pal. lat. 18 (Cagni, Vespasiano, p. 132, n. 1).

"Vite Mie ... 5 in uno volume"

Nei manoscritti vaticani Palatini latini, appartenuti al Manetti, non c'è traccia di questo codice. Le Vite composte da Giannozzo prima del 1454 sono: quelle di Dante, Petrarca e Boccaccio, terminate nei primi mesi del 1440, e quelle di Socrate e Seneca, composte nel luglio-settembre dello stesso anno (cfr. Cagni, Vespasiano, p. 132, n. 2).

"Monsignore di Fermo"

Domenico Capranica, vescovo di Fermo (e poi cardinale) dal 1427 alla morte, avvenuta il 14 agosto 1458. Vespasiano ne ha tracciato il profilo nelle Vite, p. 152 ([I, 159]). Anch’egli fu possessore di una ricca biblioteca (cfr., in particolare, Luciani, pp. 167-182).

"Francesco" ... "Giovanni"

Giovanni Fini, e il fratello Francesco, sono due "cartolai" romani, ai quali si rivolse il Manetti durante la sua permanenza romana.

"Tomaso"

Identificato dal Cagni, Vespasiano (p. 133, n. 1) in "Tommaso di Jacopo Tani, che il Manetti adoperò come scriba e come garzone nel commercio di panni di lana a Napoli". Di lui parla Vespasiano nella vita d'Alfonso d'Aragona (Vite, p. 79 [I, 53]).