-, Paolo Bufalini

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Si udì lo schiocco di una frusta; tutti i vetri tremarono, e una berlina da posta, trainata a gran forza da tre cavalli infangati fino alle orecchie, sbucò improvvisamente dall'angolo del mercato. Era il dottore Larivière.

L'apparizione di un dio non avrebbe provocato maggiore emozione. Bovary alzò le mani, Canivet si fermò di colpo, e Homais si levò il berretto greco ben prima che il dottore fosse entrato.

Egli apparteneva alla grande scuola chirurgica uscita dal camice di Bichat, a quella generazione ora scomparsa di medici filosofi che, amando la loro arte di un amore fanatico, la esercitavano con entusiasmo e sagacia. Tutto tremava nel suo ospedale quando egli andava in collera, e i suoi allievi lo veneravano tanto, che essi, appena sistemati, si sforzavano di imitarlo il più possibile... le sue mani carnose, mani bellissime, non portavano mai guanti, come per essere pronte a tuffarsi nella miseria. Sdegnoso di croci, di titoli, di accademie, ospitale, liberale, paterno con i poveri e capace di praticare la virtù senza credervi, egli sarebbe passato quasi per un santo,

Il quaderno di Paolo Bufalini pag. 94

autore Paolo Bufalini

traduttore Paolo Bufalini